Un ultimo bicchiere (approfondimento dipendenze)

Qual è la droga più utilizzata al mondo? La risposta è intuibile, l’alcool.

L’ organizzazione mondiale della sanità classifica l’alcool tra le droghe anche se giuridicamente è legale. Voglio parlare di legge? Nemmeno per sogno, eppure vorrei fermarmi su questo “giuridicamente legale”. L’alcool è una droga socialmente accettata, se la cannabis non fa scandalo ma raramente si fuma con ogni persona e in ogni luogo, una bottiglia di vino a tavola in famiglia, è una cosa consueta.

Nessuna persona resta sbalordita perché in una cena tra amici ci siano bottiglie di vino e birra. Si potrebbe dire che quattro bottiglie di vino per venti persone, siano appena sufficienti e siano quantità modeste di alcool, non è la stessa cosa accendere due canne tra le stesse venti persone, là bisognerebbe attenzionare chi siano le persone con cui accendersi la canna, poichè la cannabis oltre a non essere legalizzata, non è da tutti moralmente accettata. Bere invece, è un atto plausibile che non desta alcun scalpore.

Ma quanto bere?

Ecco, perché se tra amici, si fanno fuori diverse bottiglie di vino, magari si ride pure del rintontimento, e la serata procede in goliardia, se invece si inizia a bere con una certa frequenza le cose cambiano.

Alla società gli ubriaconi non piacciono ne consegue che il beone si nasconde, per non essere additato da parenti e amici con la nomea di “alcolizzato”.

“Ho bevuto solo un bicchiere”  la persona racconta ai familiari quando si accorgono dall’odore o del comportamento cambiato. “Ma che vuoi che sia una bottiglia di vino?” “Ma che vuoi che siano quattro bottigliette di birra (il vezzeggiativo è per ridurre l’importanza della dose)”. I familiari alla lunga, finiscono per accettare, normalizzare, che la persona si possa tracannare una bottiglia di vino.

Il consumo di alcol inizia spesso in giovane età, si beve quando si esce con gli amici, ogni tanto si passa da un bar e si beve qualcosa da soli, oppure a casa, magari per gustarsi meglio una sigaretta. La persona che inizia ad assumere alcool “si racconta” delle cose, per lo più banali spiegazioni, come ad esempio per gustare meglio la sigaretta.

Diventare alcolizzato è abbastanza difficile, se per alcolizzato si intendono sintomi da astinenza, tremori, convulsioni, deliri e allucinazioni, perché può portare anche a questo l’alcool…! Ma la maggior parte della gente beve per anni, anni e anni senza gingere a questa devastazione psicofisica.

Ogni persona che usa sostanza si crea l’illusione di riuscire a controllare la sostanza che usa… eppure non riesce a smettere. Frase consueta : “da domani”, “adesso basta”, “con oggi ho chiuso”.

L’alcool come qualsiasi altra droga, modifica il funzionamento cerebrale, ha un effetto immediato sul sistema nervoso: disinibisce, procura un senso di euforia, riduce l’ansia, ci si sente con più energia. L’alcool come effetto calante (down) provoca sonnolenza, difficoltà nella fluidità del linguaggio ( si biascicano o si incespica sulle parole), rallentamento della motricità (spesso si barcolla o l’ andatura non è scorrevole), si diventa irritabili e polemici, si riducono la vista e i riflessi. Potrei continuare con gli effetti oltre che psichici anche fisici ma mi fermo sulla psiche.

Gli effetti sono quelli di una droga, perché l’alcool è una droga. Non credo sia cruciale pensare alle motivazioni commerciali, politiche o economiche del perché questa sostanza sia legalizzata. Né chi scrive è un bigotto o un prete… tutt’altro… Ma alle cose bisogna dargli una reale connotazione, bisogna dargli una voce più veritiera possibile. Dire a se stessi, guardandosi allo specchio che ci si trova sempre nel medesimo punto, è fondamentale per potervi apporre rimedio.

Se da dieci, venti, trenta anni, si usa,  si consuma alcool, qualche domanda sorge in se stessi, e col tempo le risposte che ci si prova a dare non sono più sufficienti e ancor meno soddisfacenti. Con l’uso e l’abuso di  l’alcool si interrompono le amicizie, i matrimoni, il rapporto con i genitori, le relazioni affettive in genere subiscono dei duri colpi, delle ferite, rimangono anche le cicatrici. Infatti chi vive con una persona che beve, sta in perenne suspense, non sapendo mai questa volta chi si troverà davanti. Perché la persona che beve cambia, e non solo nel comportamento, ricordate che viene modificato il funzionamento cerebrale. L’ identità è modificata almeno per il tempo dell’effetto, Carlo non è più Carlo, Alberto non è più Alberto e Giulia non è come la Giulia sobria, è altro…! Irrascibile, petulante, invadente… altro da come è di solito. Differente pure nel modo di arrabbiarsi e in cosa è portata ad arrabbiarsi.

Chi beve spesso si nasconde ( o si sente costretto a mentire per evitare rimbrottamenti), a volte ci si stanca di nascondersi, perchè già si prova un senso di colpa verso se stessi con il sovraccarico della frustrazione per riessere al punto di partenza. Non necessariamente si deve arrivare ad avere la bottiglia sotto la scrivania dell’ufficio per riconoscere d’avere un problema e pure  abbastanza grosso.

L’alcool  dà, quello che comunemente chiamiamo “sballo”, una bottiglia di vino porterebbe sonnolenza ad un cammello ( sto enfatizzando), figuriamoci  ad una persona. L’alcool agisce direttamente sui neuroni, mica si scherza.

Quando si avverte di avere un problema, la prima cosa che si pensa di fare è smettere, quindi si taglia con l’alcool. Ci sono persone che non bevono per un mese, per sei mesi, addirittura per anni…e poi riprendono e se non riprendono troveranno qualche altra cosa.

Non basta smettere. Il bere riempie, non sono lo stomaco, anche la sensazione di vuoto interiore, di apatia, il bere procura una allegria (chimica). Bere gratifica, altrimenti non avrebbe ragione di essere. Il bere placa l’ansia.

Non è facile smettere, se viene tolto il bere, rimanendo: la noia, il vuoto, l’ansia, la tensione, l’inibizione, la timidezza, è stato tolto… ma rimane un supplizio di emozioni che investono la persona e che non sono di facile gestione. Non bevendo ci si sente meglio da subito ma tutti quei “dolorini” sopra citati rimangono.

L’alcool è il sintomo, se tolgo solo il sintomo, il sintomo in qualche modo comparirà (anche in altro modo), occorrerebbe invece affrontare, tutto ciò che porta e ha portato a quel sintomo. Il sintomo è solo un segnale, in questo caso di malessere. Non c’è età e c’è sempre tempo, ognuno di noi ha il diritto di potere stare bene. Ci vuole solo un po’ di coraggio e la capacità di mettersi in gioco. Si può vivere senza alcool ma prima bisogna riuscire a trovare la chiave per stare interiormente bene ed è un percorso, non religioso, nemmeno ritualistico, è una scoperta di se stessi, dei propri punti oscuri, delle proprie paure, problematiche, degli aspetti sporchi e frustranti. Per un ultimo bicchiere…che non sia sempre il penultimo si devono creare le condizioni o ci sarà sempre un motivo per “un ultimo bicchiere”. Per smettere di bere non basta smettere di bere.

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