I miei pazienti sono speciali

Se cercate uno psicologo tutto d’un pezzo, non sono io. Se cercate uno psicologo che vi dica quello che dovete fare, non sono io. Se cercate uno psicologo che oltre a dirvi quello che dovete fare, vi spieghi pure il perché dovete farlo, non sono io.Se cercate uno psicologo che con qualche colloquio, risolva la complessità del vostro essere persona, non sono io. Mettetevi comodi perché parleremo anche di cavalli, si lo so fa ridere ma leggete tutto e ne capirete il senso.

I miei pazienti hanno un qualcosa di speciale, già solo per avermi scelto, è un’affermazione tra il serio e il faceto ma è una cosa che penso. I miei pazienti sono speciali perché hanno qualcosa fuori dal comune e quindi fatalmente mi trovano.

Cosa intendo per speciali?

I miei pazienti hanno una elevata sensibilità, in alternativa sono persone molto creative, spesso trovo l’una e l’altra, hanno una grande sofferenza interiore, una complessità emotiva, una consapevolezza che qualcosa nella loro vita non stia funzionando e si sentono parte in causa.

Con me si lavora con l’affettività, l’emotività e le relazioni, avendo una formazione psicoanalitica, io scavo, i pazienti scavano, io e il paziente scaviamo, alla ricerca dello scrigno che è dentro se stessi.

Non sono lo psicologo con la bacchetta magica che vi tocca e risolve la complessità del vostro esistere, sarebbe sminuire il vostro vissuto storico, quello emotivo e mentale. Non tratterei mai il mio paziente con tale superficialità, non lo merita e non è questo che vorrebbe.

Le sedute con i miei pazienti hanno un alto tasso emotivo, perché i miei pazienti toccano con mano il proprio dolore, i propri meccanismi disfunzionali, la frustrazione del non riuscire. Dalle mie sedute si esce con tante riflessioni da dover rielaborare, alcuni dubbi che prima erano certezze e alcuni interrogativi che cercano risposta.

I miei pazienti sono speciali, perché vogliono esplorarsi, mettersi in gioco, guardarsi dentro, soffrono ma sanno anche stare dentro la sofferenza perché vogliono risolverla.

I miei pazienti sono speciali perché sono persone profonde che hanno mille domande, che problematizzano, che a volte ingigantiscono, che altre volte hanno sensi di colpa, che si sentono svuotati e a volte apatici ma rimane acceso ancora un lume battagliero di non arrendersi completamente in balia di loro stessi e del loro destino e allora mi chiedono aiuto.

I miei pazienti battagliano soprattutto con se stessi, già il battagliare li rende speciali. Mentre scrivo vedo dei visi, che si susseguono ad ogni passaggio che scrivo, il viso cambia con lo scorrere degli elementi: sensibilità, sofferenza, sensi di colpa, riflessione, profondità, battaglia, relazioni. Una carrellata di visi scorrono nella mia mente. I miei pazienti hanno sempre un quid particolare.

I miei pazienti sono come dei cavalli controllati da delle redini, all’interno della seduta si sentiranno sempre più cavalli liberi di correre, all’inizio smarriti di tale libertà e rimarranno immobili. Immaginate questo cavallo bianco per tanto tempo chiuso dentro un recinto e ora si trova sopra un collina, una distesa di erba verde folta, un ruscello, tutto attorno a sé è spazio. Dove vado si chiede il cavallo, rimango fermo perché non so dove andare, prima ero dentro un recinto e giravo, e giravo e giravo. E ora? Poi timidamente qualche passo, poi una breve corsa per respirare il senso di libertà, infine correrà al galoppo, libero dalle gabbie in cui era entrato. Libero di incontrare gli altri cavalli, libero di stare serenamente con loro, perché un cavallo libero dalle proprie trappole è un cavallo sereno.

In quel momento il mio compito sarà ultimato, sicuro che entrambi ci ricorderemo per sempre l’uno dell’altro.

P.s. faccio colloqui su Skype (scaricare il programma è semplicissimo e gratuito)

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