Luoghi comuni

E’ probabile che anche chi legge abbia usato dei luoghi comuni, perché fanno parte della nostra vita, entrano ed escono. Difficilmente non tornano, perché li chiamiamo.

Ma quali sono i luoghi comuni?

Facciamo alcuni esempi: E’ sempre più difficile fare il genitore;  ti accorgerai quando avrai figli; questa casa non è un albergo; le ragazze di oggi sono facili; ormai si fa sesso a tutte le età; non ci sono più i valori di una volta; oggi vanno tutti di fretta; alla gente non importa nulla degli altri; quel tizio non è normale.

Probabilmente sono frasi che avete sentito, alcune le avete pure pronunciate. Di ogni luogo comune sia quelli che ho riportato che le centinaia che ho lasciato da parte, si potrebbe discutere e discutere.

Ma a cosa servono i luoghi comuni?

Sintetizzano, in una società sempre più sintetizzata.

Abbiamo una immagine visiva e simbolica, non appena sentiamo dire “questa casa non è un albergo”. Il colpevole è colui a cui viene rivolta, la parte che si ritiene offesa è l’accusatore, l’oggetto ovvero la casa non viene trattato come un focolare affettivo. Questa è una semplice analisi di ciò che vi è dietro al luogo comune, eppure questa facile analisi spesso non si fa. Perché il luogo comune come dicevamo, da un effetto immediato sia a livello visivo (in cui immaginiamo) che sul piano simbolico.

Il luogo comune, chiude le porte al pensiero: “oggi vanno tutti di fretta”.

Sembra che non ci sia molto altro da dire su di un pianeta che corre. Chi fa parte di questa maratona, noi ci sentiamo inclusi o esclusi da questa corsa, perché corriamo, perché la gente non ha più tempo per stare con gli altri, anche noi facciamo parte della gente in cui in qualche modo puntiamo il dito?

Eppure sembra che la frase si esaurisca con “oggi tutti vanno di fretta”

Ma c’è di più, molto di più.

Quando ci capita di leggere un articolo, prendiamo o cerchiamo di prendere delle informazioni ancora prima di leggerlo. Ad esempio se il titolo ci stimoli oppure no, subito dopo guardiamo la lunghezza e ci chiediamo se valga la pena di fare tale fatica, dopo leggiamo qualche frase (di solito quelle iniziali). Tutto ciò lo facciamo in pochissimo tempo, è un automatismo. Sintetizziamo.

Siamo abituati a sintetizzare, un lungo articolo richiede del tempo, concentrazione, di conseguenza fatica…e la nostra mente è sempre meno allenata alla fatica, presa a sintetizzare tutto.

Il luogo comune da l’idea ma non può esprimere il contenuto: “quel tizio non è normale”.

C’è tutto in questa frase o meglio in questo titolo, invece no, servirebbe andare a leggere cosa non ci sia di “normale”.

Noi usiamo spesso questo luogo comune: “non sei normale; non è normale” eppure…

Noi siamo i primi che guardandoci dentro, domandandoci su noi stessi, ci sentiamo così complessi da dirci “non sono normale”, ma, il non essere normali è una frase largamente usata e abusata.

Ma cosa intendiamo dire o intendono gli altri dire quando viene buttata là, questa frase “tu non sei normale”.

In effetti per normale si intenderebbe ciò che è consono per tutti, ciò che non fa scalpore all’interno della società.

Ma la nostra storia, i nostri segretucci, i nostri pensieri, le nostre emozioni, le nostre controversie interne, le nostre contraddizioni. Diciamo che facciamo “i normali” ma sappiamo di non esserlo.

Oppure possiamo superare il concetto di luogo comune e quindi siamo tutti non normali. Essendo tutti non normali, siamo tutti normali.

Che vi sembra questo “concettino”, appena sfornato?

Però ci piace lasciare intendere agli altri che “siamo normali” sapendo che non lo siamo, e accusiamo gli altri di non esserlo, che a loro volta devono fare il possibile per far credere di essere come tutti gli altri.

Il luogo comune è uno spazio in cui è difficile pensare, in cui viene data una soluzione immediata, in cui non c’è il punto di domanda, quindi non occorre andare oltre. Si esaurisce in se stesso.

A me piace pensare alle parole, perché hanno un significato che rimanda ad un altro significato e ad un altro ancora.

“Parli per luoghi comuni”, è dire che non si sta dicendo alcunché di originale e che si rimane sul superficiale, ma a leggere per un altro verso “luogo comune”, esso è uno spazio, appunto un luogo, di condivisione, infatti comune.

Allora potrebbe intendersi anche un posto dove stare in relazione con gli altri, in questa accezione viene completamente ribaltato l’idea di “cosa” superficiale.

In questo caso, io ho fatto lo sforzo di pensare le cose che ho scritto, e chi mi ha letto, si è sforzato di andare fino in fondo alla lettura.

Dovremmo trovare e dare un senso alle “cose” , tutto sta all’uso che ne facciamo delle “cose”.

E non trascuriamo il fatto che nessuno di noi è “normale”, non trattiamoci e non facciamoci trattare come cose “normali”, ma come persone piene di tantissime parti, anche non belle, anche dolorose, ma persone che si interrogano.

 

 

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